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TRUE SPACES DI FFC FRITZJune 06 Le squadriglie di Onishi - Shimpu.Tutti noi amiamo la vita.
Per lo più fondiamo la nostra visione del mondo
sulle cose che ci piacciono.
Se però continuiamo a vivere avendo disatteso
il nostro progetto esistenziale,
siamo dei codardi.
Hagakure, 1, 2
Giovani, perchè sono sempre giovani.
20 anni, forse anche meno.
A volte anche solo quaranta ore di volo di addestramento.
Si impara a decollare, a mantenere l'aereo in aria, a volare.
Si impara come gettarsi in picchiata.
Ma nessuno insegna l'ultima fondamentale lezione: come si atterra.
Perchè non c'è atterraggio.
Volo ad alta quota, 7000 metri d'altezza, lontani dal fuoco dei Grumman
e poi giù, in picchiata, a 550 km orari.
Volo a bassa quota, a 15 metri sopra il mare, con le onde dell'oceano che entrano nel motore e bagnano
il tettuccio dell'abitacolo.
Negare se stessi in nome della fedeltà all'Imperatore.
Un fedeltà anteposta alla Pietas filiale.
Una ciocca di capelli nell'ultima lettera per la madre, come ultimo ricordo.
L'illusione di essere Dei.
Il caccia A6M Zero, della Mitsubishi, col carburante necessario a raggiungere la flotta
nemica, ma non per tornare e due bombe da 250 kg sotto le ali.
Gli Ohka (Bocciolo di Ciliegio), razzi di sola andata, lanciati da un bombardiere.
Senza un motore, ma con a bordo, sigillato nell'abitacolo, un pilota.
Come gli antichi Samurai, con loro nell'abitacolo una Katana ricurva, nel suo fodero splendente.
L'Hachimaki legato alla fronte, un fascia con il rosso del Sol Levante tempestato di scritte propiziatorie.
Il pilota si fonde con l'aereo e l'aereo col pilota.
L'aereo non è che un'appendice del proprio corpo.
E allora chi sopravvive al fuoco della contraerea,
chi riesce ad avvicinarsi a una delle navi, sotto,
nel blu del Pacifico, si lancia su quei volti sbigottiti
e terrorizzati, su quegli occhi azzurri spalancati
nell'orrore di quella virata che non arriva più.
Si lancia su quelle navi,nella speranza di salvare di nuovo il Giappone
dall'invasione, come le tremende tempeste che
respinsero il Kublai Kahn, tanti secoli prima,
proprio quando tutto ormai sembrava perduto per i discendenti diretti
degli Dei...
Gli americani li battezzarono Kamikaze.
La pronuncia popolare per Shimpu, Vento Divino.
I Giapponesi parlarono di Attacco Speciale, di Vento Divino.
Parlarono della loro Storia, dei loro Dei.
Non parlarono mai di Suicidio.
"...cosa avrebbero potuto fare, se solo avessero potuto vivere 30 anni in più?"
Tra l'Ottobre del 1944 e l'Agosto del 1945, gli attacchi delle Tokko proseguirono incessantemente.
Nel Marzo del 1945 i bombardieri americani rasero al suolo varie città, tra le quali Tokio e Kobe, costruite quasi interamente in legno:
fu sufficiente sganciare delle piccole bombe incendiarie perchè tutto bruciasse.
Tra il 6 e il 9 Agosto del 1945 due bombe atomiche rasero al suolo le città di Hiroshima e Nagasaki.
Il 15 Agosto 1945, l'Imperatore Hirohito comunicò per radio la resa.
Il 16 Agosto 1945 il viceammiraglio Onishi, il padre delle squadre speciali, fece Seppuku e morì dopo una lunga agonia.
Il 2 Settembre 1945, a bordo della USS Missouri, venne firmata la resa incondizionata del Giappone.
La Seconda Guerra Mondiale era finita. February 13 Azincourt, Crispin and Crispianus Day, 1415.Da vecchi si dimentica e come gli altri egli dimentichera’ tutto il resto, ma ricordera’ con grande fierezza le gesta di questo giorno.
E allora i nostri nomi a lui familiari come parole domestiche,
Enrico il Re,
Bedford ed Exeter,
Walrick e Talbodt,
Salisbury e Gloucester,
saranno nei suoi brindisi rammentati e rivivranno;
e questa storia ogni buon padre racconterà al figlio
e il giorno di San Crispino e San Crispiano non passera’ mai
da quest’oggi, sino alla fine del mondo,
senza che noi in esso non saremo menzionati.
Noi Pochi. Noi Felici Pochi.
Noi Manipolo di Fratelli.
...poiche’ chi oggi versera’ il suo sangue con me sara’ mio fratello,
e per quanto umile la sua condizione sia, sara’ da questo giorno elevata!...
e tanti gentiluomini, oggi a letto in Patria, si sentiranno maledetti per non essersi trovati oggi qui,
e menomati nella loro virilita’ quando sentiranno parlare
chi ha combattuto con noi in questo giorno di San Crispino!...
Due giorni fa si è conclusa una grande battaglia.
E' vero. Da vecchi si dimentica.
Lontani mi sembrano quei giorni di
di incertezza e di sofferenza, come se non fossero mai esistiti,
come se fossero solo un colore atto a rendere più vivido
l'arazzo della vittoria.
Oggi, di fronte al campo di battaglia, campi
coltivati a perdita d'occhio e ora una distesa
di corpi, lontano mi sembra lo scherno
del Delfino, lontani mi sembrano i giorni passati a marciare
nei pantani di Francia e lontana la paura della notte prima.
Passati ormai quegli attimi in cui brividi hanno percorso
la mia schiena nell'udire i nobili di Francia cavalcare sul pantano
d'Azincourt,
nel vedere, all'orizzonte, luccicare le loro corazze, passati
quei momenti decisivi in cui gli arcieri hanno issato le palizzate
per bloccarli nel fango con la pioggia delle loro frecce.
Qualcosa nella mia vita è finito, due giorni fa, qualcosa è cambiato.
E così, mentre l'anello, spezzato, giace nel fango,
un Re e rozzi contadini d'Albione cingono il vessillo nemico,
il vessillo del Delfino.
Andiamo in corteo fino al villaggio,
e si proclami la pena di morte a tutto l'esercito,
per chi, con i suoi vanti cerchi di sottrarre a Dio la
lode che spetta solo a lui.
(...)
Tutti i sacri riti si compiano.
Siano intonati il No Nobis e il Te Deum,
trovino sepoltura i caduti nella terra;
e poi a Calais;
e quindi in Inghilterra:
dove mai arrivarono dalla Francia
guerrieri più felici.
We Few.
We Happy Few.
WE BAND OF BROTHERS.
January 18 Essere Re."Tutto sulle spalle del Re.
La vita, l'anima, i debiti,
le mogli angosciate,
i figli e i peccati, mettiamoli
tutti in conto al re."
Eh si, povero Enrico, brutti pensieri alle prime ore di quel
25 di Ottobre. C'è da capirlo il ragazzo, giovane virgulto a capo
di un'Inghilterra in conflitto da mezzo secolo, partito poco più
che ventenne per la Francia, stanco morto, zuppo di pioggia e appesantito
dal fango, con tutto intorno mica nobili come lui, che un pò ne capiscono,
ma zozzi contandini, yeomen, gente semplice, che non ha la più
pallida idea del motivo per cui è lì, nel fango, gente che a dire la verità non muore
esattamente di gioia nell'esserci, quanto di terrore al pensiero
del salir del sole e di una morte ben più violenta sotto gli zoccoli
della cavalleria nobile del Conestabile di Francia, morte che donerebbe comunque
loro almeno un pò di riposo.
C'è da chiedersi se lo sappia lui il motivo per cui è lì, se non per una questione
di principio, alla ricerca di un riscatto.
Si, anche lui in fondo si divertiva di più per locali, a fare il briccone,
ma invece ora gli tocca proprio fare il re, i bei tempi sono finiti,
fine del cazzeggio. Addio serate con Brandolfo, Pistola, Nym, finiti
i bei tempi del re Hal, così finiti che uno dei suoi vecchi amici l'ha pure impiccato
a un albero, giacchè aveva saccheggiato una chiesa normanna, cosa invero non proprio
di gran classe.
Non si torna più indietro, ormai.
"Siamo così inoltrati nel sangue che tornare indietro sarebbe più penoso che proseguire"
diceva un altro personaggio scespiriano.
Però poi alla fine, visto, tutto bene.
Esamino superato, riscatto preso.
Si, perchè quei boriosi dei francesi, sul pantano di Azincourt,
gli hanno spedito contro il meglio della loro cavalleria,
tanto, vero, superiorità numerica, quelli dall'altra parte
sono bifolchi agli ordini di un ventenne cazzone.
C'era addirittura il Conestabile in pompa magna a guidare
i suoi, sicuro com'era.
E invece i bifolchi di re Enrico, con i loro archi gallesi
(aggeggi di tre metri per sei freccioni al minuto), hanno riversato
sui nobili alla ribalta una pioggia di frecce ben più fitta di quella
che già bagnava le loro lucide corazze, e questi smargiassi,
con le loro impenetrabili e pensantisse armature, sono caduti dritti
dritti nel fango, seguendo i loro cavalli, alla stessa altezza di quei
contadinotti ignoranti che tanto disprezzavano, solo per farsi infilzare dagli yeomen nel frattempo
accorsi con pugnali, spade, asce, forconi.
Insomma, a fine giornata, non lo avreste mai detto e invece si:
quei cretini di francesi sono riusciti a perdere, di nuovo, allo stesso
modo di cinquant'anni prima contro il Principe Nero di Galles, collezionando
una figura di merda niente male.
Un pò durini.
Ma insomma, la morale qual'è, che il nostro ha ottenuto il suo riscatto,
il popolo che continua ad aver capito pochino della situazione è comunque
contento, perchè se vinci, è chiaro che qualunque fosse la situazione,
avevi ragione te (come ci insegnano i vecchi sistemi giuridici dei Germani,
un pò sbrigativi, ma moralmente appaganti), i Francesi e anche quei pretoni
in Inghilterra devono dire touchè e addirittura, dopo essersi dato una lavata,
Enricuccio bello cinge la corona di Francia.
Quello che uno direbbe un 30 cum magna laude.
Ora sono certissimo che se ci fosse una reazione
al mio scritto mi pioverebbero addosso criticismi rosiconi
di medievisti, che tra l'altro rosiconi lo sono per natura, vista
la loro passione per un periodo che tutti disprezzano o idealizzano
al massimo, mai uno che lo capisca sul serio.
Gli umanisti, gli illuministi, Marx e non-mi-ricordo-con-chi-altro-se-la-prende-Sergi
sempre a vederci il male, oppure non lo so,
una base che progressivamente sarebbe diventata il sistema che loro
coi loro bei tomi denunziano al popolo pur sempre bue, che
non credo abbia letto i suddetti per partire a fare rivoluzioni varie,
quanto abbia pensato al proprio mal di pancia e ad una serie di cause-effetti
immediati, come in sostanza pensa di loro Enrico,
come dimostra il fatto che gli operai oggi votano la Lega.
Lungi da me dal difendere i capitalisti cattivi eh, (to' to' to' cattivi), ma insomma,
siamo a Pisa e i buoni e i cattivi sono solo opposti rispetto al resto della
Penisola, non è che si pensi poi molto di più prima di lanciare slogan
demagogici ed esprimere sentenze e opinioni anticonformiste e quindi,
considerando, ripeto, Pisa, conformissime.
Oppure i Romantici, che ci vedono solo le cose che noi tutti
vediamo al cine: cavalieri, corazze luccicanti, dame, menestrelli, onore, battaglie
sanguinose ma appaganti, draghi, valchirie, Bathory, Blind Guardian
e chi più ne ha ne metta.
Ecco, in meno parole, è chiaro che ad Azincourt non c'era uno svantaggio
numerico così spaventoso e secondo me Enrico poteva pure non essere
il tormentato personaggio scespiriano che tutti hanno presente.
Tra un pò, ne sono sicuro, leggerò che ad Azincourt non si combattè
ma si firmò un accordo ed Enrico la vinse con comodo.
Ecco perchè i medievisti e gli storici in generale li odiano tutti quanti,
rovinano questi bei miti con cui tutti noi siamo cresciuti e li rendono
identici al presente, mandando al diavolo perle di saggezza come "si stava
meglio quando si stava peggio", "ai miei tempi" eccetera.
I medievisti poi si tagliano davvero le gambe da soli
a raccontare del sistema curtense, i comuni, gli alberi genealogici,
i trattati, a smontare tutti i miti grazie ai quali la gente quando esce
un bel film in costume va al cinema contenta-mentre loro rosicano, ovvio.-
Tutti miti eliminati i quali la gente giustamente, notando come il Medioevo
fosse palloso quanto il loro presente, come non Babbo Natale ma Babbo e Mamma
portano i regali, vedendosi cancellata la dolce fantasia ed eliminato quel piccolo barlume
di magia, si incupisce, imprigionata nell'oppressiva realtà del grigio, blandissimo grigio
della normalità.
Beh, ma il discorso del quale ho perso il filo tante righe fa, era che
comunque sia, ecco, io non sono un medievista, anche se nonostante tutto
mi piacerebbe forse diventarlo, e quindi non preoccupatevi di fare ricerche e
abbandonatevi pure a Shakespeare, piuttosto che a Vitolo.
E abbandonandovi alle gesta di Re Enrico, pensate, pensate cosa significhi,
(e qui finalmente il senso di tutto l'intervento si esplicita) aspettare quel
maledetto giorno di Crispino e Crispianino e vederselo continuamente
rinviato. Pensate se la notte prima era in quello stato, pensate gli eventuali
giorni dopo se poi andava buca. Sempre il solito re cazzone, ventenne incompetente e incapace,
che si è presentato in Normandia alla testa di un branco di bifolchi che giustamente
sono stati spappolati dai luccicanti nobili. Pensatelo, questo ragazzino,
che a casa, a farsi cullare dal calore e nella sicurezza più assoluta, privo di pensieri,
come il comune bifolco, non ci può tornare più, pensatelo, il povero Enrico,
che non può tornare indietro, ma solo continuare ad avanzare,
'che parafrasando un suo compatriota di tanti secoli dopo, quando si attraversa l'inferno non ci si
deve fermare e che, aggiungo citando da ben più umili fonti, l'unica strada
per uscire dall'inferno e passarci attraverso.
Tutto è sulle sue spalle, tutta sua è la colpa.
Quelli con lui ancora vivi dopo la disfatta sanno solo di essere stati massacrati
e che quindi, forse, la misteriosa causa per la quale sanguinano non doveva poi
essere così giusta.
Quelli in Inghilterra, inizieranno sedizioni interne alle sue spalle, vista la sua debolezza.
La Storia si ricorderà di lui, se mai se ne ricorderà, come re Hal, il briccone che Re non
sarebbe mai dovuto nascere.
Fino a quando dovrà aspettare per riscattarsi?
E poi, oltre alla guerra, oltre alle battaglie?
Pensate agli Ottoni, gli imperatori del X secolo.
Quando calavano in Italia a sistemare i nobili romani,
nel frattempo in Germania i signori locali si ribellavano,
maledetti autonomisti.
E quando tornavano in Germania, in Italia i nobili romani
rifacevano i comodi loro.
Come gestire tutto quanto l'Impero senza che la gestione
di una delle due regioni prenda il sopravvento sull'altra?
Ecco, è in questa situazione sconfortante,
nel fango di un'eterna notte di Crispino e Crispianino, passata a vegliare,
che mi sento adesso.
Frustrato dai miei princìpi saldi ma inappagati, suggestionato dal sistema giuridico
dei Germani, come il comune popolano, con una voglia matta di scappare
e cedere la mia corona al primo venuto, e popolano essere, di tornare
a casa e restarci tutta la vita, senza voler pensare al futuro ma solo stretto
ai caldi seni di un cadavere chiamato passato che io stesso maschererei,
senza voler gestire il mio regno, ma abbandonandomi in balia dell'abbraccio
dell'Oceano Infinito.
Eppure, in questa deleteria e regressiva situazione, mi tornano in mente le
parole di quell'inglese che parlava di non fermarsi, attraversando l'inferno.
Il suo paese era circondato, da un momento all'altro avrebbero potuto invaderlo.
Si prefissavano ore buie per il vecchio Leone, era il 1940.
Lunghi mesi di sofferenza.
Lacrime e sangue.
"Combatteremo sui Mari e sugli Oceani;
combatteremo con crescente fiducia;
Difenderemo la nostra isola,
qualunque possa essere il costo.
Combatteremo sulle spiagge,
combatteremo dove sbarcheranno,
combatteremo nei campi,
combatteremo nelle strade,
combatteremo sulle montagne.
Non ci arrenderemo mai."
Quella fu l'ora più buia dell'Inghilterra.
"Fate del vostro peggio, noi faremo del nostro meglio."
L'ora che Winston Churchill ha definito "The Finest Hour".
L'ora migliore.
E quindi, avanti ancora, all'attacco, dentro la breccia,
nobili amici, dentro la breccia, oppure richiudete
il varco con i corpi dei nostri morti.
Avanti ancora, come Re Enrico nei pantani,
avanti ancora verso Azincourt, avanti verso
il riscatto, attraverso l'inferno.
Lo dice Re Artù, in un film degli anni 80.
Lo dice dopo che la moglie Ginevra lo ha tradito bene bene
col biondo, riccioluto, glorioso, splendido
Lancillotto, lo dice dopo che i suoi cavalieri sono morti quasi
tutti quanti cercando il Graal, lo dice ricevendolo finalmente dalle
mani di Percival, lo dice inserito in un magnifico mescolarsi di leggende,
armature quattrocentesche fuori luogo e kitschismo imperante,
riassumibile dai termini CULT e EPIC.
Lo dice pronto a dirigersi verso la fine.
Verso il riscatto che lo porterà alla morte.
"Preparate i miei Cavalieri alla battaglia.
Cavalcheranno col loro Re, una volta ancora.
Troppo tempo ho vissuto attraverso gli altri.
Alcuni hanno portato il mio onore,
Altri le mie colpe,
Altri i miei peccati,
i miei cavalieri la mia causa.
Ora, fratello mio,
Ora è tempo di essere Re."
January 05 L'Abbraccio dell'Oceano senza Fine.L'ineluttabile destino.
Il fato tessuto dalle Nornee, che non ha pietà,
non ha rimorso, non ha considerazione
di quanto uno voglia, di quanto uno faccia,
di quel che uno viva.
Amarissima riflessione.
Amarissimo l'abbraccio.
L'Abbraccio dell'Oceano senza Fine.
"Carezzo la lama con la mia mano,
e la punta affilata taglia attraverso la pelle;
il sangue zampilla sulla sabbia bagnata di pioggia:
il mio viaggio può iniziare.
Sono stato uno schiavo,ora sono libero.
Il mio Onore è ristabilito.
Una volta ancora
cavalco i mari, finalmente libero
dal remo e dalla frusta.
Infilo la Spada nel fodero,
Il Dio del Mare è salutato.
E mentre ci spingiamo sul mare esterno,
innalziamo la vela a strisce rosse.
Ho pianto la brezza delle patrie spiagge,
i laghi ghiacciati e la neve d'inverno,
ma ora i miei sogni si spiegano davanti a me.
Padre, sto tornando a casa.
La tempesta si abbattè su di noi senza rimorso,
e l'acqua distrusse le fiancate;
la nave fu lanciata indietro, lontano,
mentre forti venti dilaniavano le vele.
Le onde gelate mi abbracciano,
mentre perdo conoscenza.
L'Oceano senza fine mi inghiotte:
questa sarà la mia fredda tomba.
Non sentirò mai più la brezza delle spiagge patrie,
non rivedrò mai più i laghi e la neve d'inverno.
Giacciono strappati e a brandelli i miei sogni pieni di speranza:
Padre, muoio solo.
PADRE, MUOIO SOLO."
Inzuppato dalla testa ai piedi di lacrime e sangue,
solo, continuo a tenere alta la bandiera del mio
orgoglio.
Consapevole di agire nel giusto,
feroce e fiero sulla strada che ho scelto,
qualunque cosa il destino mi riservi.
Rivedrò le spiagge patrie, rivedrò i laghi ghiacciati
e la neve d'inverno.
Non mi abbandonerò all'abbraccio dell'Oceano senza Fine.
Amon Amarth - Embrace of the Endless Ocean
January 01 2008: UN ANNO GLORIOSO E FEROCE.L'anno scorso augurai a tutti, un tutti forse troppo generico, ma sentito,
non un buon anno, ma l'anno che si meritavano.
Ora, io non so se il mio augurio sia andato a buon fine.
Facendo un rapido sondaggio, la maggior parte della gente
che conosco non è che sia uscita dal 2008 esattamente entusiasta,
ognuno per qualche motivo.
In generale il 2008 è poi l'anno della nuova vittoria della
coalizione Berlusca-Lega, insomma, i cattivi, per semplificarla maggiormente
sul modello kollettivi okkupazione.
E' pure l'anno della crisi, l'anno di un sacco di cose, ma quasi tutte, mica tanto positive.
Eppure, eppure.
Io mi chiedo se sono io ad aver compiuto azioni particolarmente meritevoli o il
mondo qui intorno ad essere formato da grandissimi stronzi, riflettendo sul mio augurio.
Perchè per me il 2008 è stato l'anno migliore tra gli ultimi venti.
Non è mancato niente, e tutto quello che c'è stato l'ho vissuto con uno spirito diverso,
uno spirito che nel bene o nel male, è sempre stato feroce, bestiale.
Uno spirito che non si è inginocchiato nè piegato di fronte a niente, pur non senza soffrire.
Uno spirito che non mi ha risparmiato la noia, anche per settimane, ma che mi
ha impedito in qualunque modo di umiliarmi o deprimermi, che mi ha sempre tenuto
presente il grande dono della dignità e che mi ha spinto a crearmi dei principi.
Ho conosciuto tanta gente, quest'anno, più gente di quanto non avessi mai pensato
si potesse conoscere. Ho conosciuto quelli della E, che mi hanno tenuto compagnia tante serate,
passate a sorseggiare birra e pensare all'esame imminente, ho conosciuto il corpo attrici
al teatrino Nenciano e ho conosciuto davvero la mia classe, ho capito realmente cosa una
classe significhi, al punto che della classe non smetterò mai di sentire la mancanza.
E poi tutte quelle facce, entrato all'Università.
Alcune meglio di altre.
Alcune ancora meglio.
Ho realmente studiato, sono le prime volte che lo faccio, studiato alla disperata,
ho sofferto come un cane fino alla fine di quell'ultimo maledetto orale e sono uscito
dal classico, faticando, ma tutto sommato felice di esserci riuscito.
L'unica compagna che ho trovato, quest'estate, è stata, ahimè,
la noia. Ho ritrovato la solitudine, al punto
che l'eremo in cui mi sono ritirato adesso non solo non mi spaventa,
quasi mi aggrada.
E poi, questa benedetta Università.
Mattine buttate via al baretto, in uno sconfinato numero di nuove occasioni di qualunque tipo,
un mare infinito di nuove facce dopo un'estate passata a vedere principalmente la mia.
La minaccia Gelmini, l'ascesa e la caduta del movimento studentesco, il Polo Carmignani,
senza il quale la questione del Fronte non sarebbe nemmeno nata.
Novembre, il mese più sospirato, che tra Thor, pioggia e altro è stato il più bello.
Bello eppure effimero, intenso eppure di breve vita, quel breve momento in cui
per poco rimasi sordo agli ammonimenti e ai rintocchi fatali, nel fare l'amore e
sognare ad occhi aperti, nel lasciarsi andare per un attimo e pensare che niente
potesse andare meglio, dimentico degli esami, dimentico della verità, dimentico di tutto.
E ora eccomi qui, al buio nella mia stanza.
Fuori piove.
Piove nel cortile della mia vecchia scuola, e bagna l'erba del giardino Scotto.
Piove sul Polo Carmignani e su una panchina isolata in cima al monte Serra.
Cadono le gocce e l'asfalto riflette, fiochi, i lampioni del parcheggio, poco lontano.
E la sento, dolce, cadere tre piani più sotto.
La sento sussurrarmi di ricordi indimenticabili, cullandomi nel buio della mia stanza.
Ricordi di cui sempre porterò alta la memoria, ma che MAI mi incateneranno.
Ho fiducia nel destino.
So bene che varia, anche se non immagino cosa mi riservi.
Che gli dei siano con o contro di me, io non temo.
Potranno aspettarmi tempi duri, ma sono determinato.
Potrò essere sporco di sangue, ma mai, mai sarò piegato.
E allora, anche ora, io vi dico:
che il 2009 vi vada come meritate, fratelli.
Siate feroci, flettete i muscoli e mostrate i denti come Tigri.
Siate forti, e ruggite fieri al freddo dell'inverno.
Non come cani ringhianti.
Non come mastini alla catena.
COME LEONI.
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